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Amsterdam è una farfalla

Nu we toch in de sfeer van de lente verkeren, na het prachtige lied over zwaluwen van Lucio Dalla van gisteren, fladderen we door naar een uniek boek over Amsterdam van de Italiaanse schrijver Marino Magliani: Amsterdam è una farfalla. Magliani, die in Ligurië is geboren maar al meer dan twintig jaar in IJmuiden woont, laveert al fietsend langs een groot aantal mysterieuze plekken in de Nederlandse hoofdstad. Het resultaat is een avontuurlijke, literaire fietstocht door Amsterdam, met zelfs een aantal verrassingen voor iedereen die denkt dat hij de stad goed kent…

Een fragment in het Italiaans:

‘Frequentavo poco Amsterdam, dicevo, ma da una settimana ci venivo ogni giorno perché avevo accettato di scrivere un libro sulla città. Mi era stato commissionato da una casa editrice italiana: raccontare Amsterdam dal punto di vista della bicicletta. Ma il progetto stava prendendo questa piega pericolosa: una specie di guida che assomigliava a un racconto in cui le mie pedalate lungo i binari del tram, e le frenate e le leggere rincorse per arrivare sul dorso d’asino dei ponti che a volte sembrava di guadagnare lo Stelvio, dovevano servire da impalcatura alla descrizione dei posti.

Dosare il tutto, come il cuoco, ad esempio raccontare come le persone in bicicletta, al contrario di quanto succedeva a me, si muovevano armonicamente, simili ai banchi di pesci disturbati dall’orca che si sparpagliano e si ricompongono subito altrove. E poi far notare che in mezzo a quel traffico di pedali e caos di campanelli che avrebbero dovuto segnalare emergenze, alla fine frenavo sempre solo io.

Chiedermi come fosse possibile che la stirpe biciclettata fosse sempre così sicura del fatto che il passante avrebbe attraversato la strada in tempo, e la macchina non si sarebbe fermata e allora bisognava scansarla, mentre io stavo già inchiodando coi piedi sui pedali.

Non usavo una bici coi freni a mano, ma a pedali, omafiets, bicicletta della nonna, così chiamano questo modello. E già mi vedevo costretto a elencare i vari tipi di bici e a dire che in Olanda ci sono biciclette per ogni età, gusto e funzionalità, con uno o due seggiolini per i bambini, col carretto davanti o dietro per i bambini o i cani, con la sella come un’amaca e la postura del ciclista che pedala da sdraiato, bici con le casse di birra sul manubrio, bici taxi.

Per non riempire il libro di sole cose del genere, avrei fatto persino qualche confessione: la paura che ho sempre avuto da bambino, un vero e proprio terrore della bici, salirci mi faceva sudare le mani e mi procurava la stessa angoscia delle arrampicate su un albero. Era come guardare il vuoto da un tetto. Alla brutta piega che stava prendendo il libro ci pensavo mentre andavo all’Istituto Italiano di Cultura per i Paesi Bassi, il bel palazzo dove avevo presentato tanti libri, che si trova al 564 di Keizersgracht, che è uno dei più bei canali.

Ora ti siederai al tavolo della biblioteca dell’Istituto, mi dicevo, e scriverai che gli altri canali importanti accanto al Keizersgracht sono il Singel, e l’Herengracht, e il Prinsegracht, e che le loro acque proseguono parallele e fanno un tragitto a semicerchio. Camus, dirai, ne La caduta li chiama i gironi concentrici dell’inferno. E spiegherai che i canali formano una ragnatela, il ragno tesse i suoi semicerchi snodando per ognuno di essi due strade, collegate l’una all’altra tramite una serie di ponti.

Di qua e di là delle strade stanno gli edifici, che qui chiamano pand. E poi avrei invitato il lettore a seguirmi lungo il Keizersgracht, che dalle parti dell’Istituto è molto elegante, pieno di gallerie d’arte, di ringhiere verniciate e piccole scalinate fatte di quella pietra grigio-nera. Alcune scalinate scendono alle cantine, altre terminano in una botola di legno sprangata con i lucchetti.

La biblioteca dell’Istituto era deserta. Dissi al bibliotecario che sapevo da me dov’erano le riviste. Le scelsi dagli scaffali della sezione scientifica. Una ventina di numeri di «Ons Amsterdam», architettura e storia, società, vecchie cartografie coloniali, documenti sulla deportazione, il fiume Amstel, i canali navigabili, l’economia. Addirittura un numero sulla bicicletta, con una guida di fine Ottocento per i ciclisti di Amsterdam che avevo già letto e saccheggiato assieme all’Olanda del mio conterraneo De Amicis. Me le portai al tavolo.

Dopo un po’ mi accorsi che stavo lì, a fissare la pioggia oltre la vetrata. Non trovavo nulla di stimolante sulle riviste e non sapevo nemmeno cosa cercavo, anche se conoscendomi mi sembrava molto importante avere rinnegato in tempo il progetto di un libro strutturato come una guida letteraria, perché se avessi riempito una cinquantina di pagine di cose del genere, poi non sarei più stato capace di tornare indietro.

La svolta avvenne in quegli istanti. Non posso dire se fu perché da un momento all’altro, dal buio della pioggia, come succede in aprile, i vetri si illuminarono che pensai alla luce di Amsterdam. Come nascono le idee non ce lo ricordiamo quasi mai, certo credo che qualcosa di strano sia successo proprio guardando la vetrata. Mi alzai e posai le riviste, poi uscii, saltai in sella (in realtà non è mai per me un vero e proprio salto) e mi misi alla ricerca di una cosa.’

Grappig om tussen al dat Italiaans straatnamen en woorden als ‘omafiets’ te herkennen! Voor degenen onder mijn lezers die het Italiaans niet machtig zijn: helaas is  Amsterdam è una farfalla nog niet in het Nederlands vertaald. Wie het Italiaans machtig is, kan het boek uiteraard wel al in het Italiaans lezen. Het is te koop bij Libreria Bonardi in Amsterdam en uiteraard in alle boekhandels in Italië. Een mooi souvenir dat voor mij in elk geval niet alleen goed is voor het bijhouden van de Italiaanse taal, maar ook voor mijn kennis van de stad Amsterdam…

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