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Un Natale italiano

Dora Gatti, van oorsprong Romeinse maar sinds enige jaren woonachtig in Amsterdam, schrijft regelmatig een blog in het Italiaans. Deze keer over Kerstmis op zijn Italiaans. Een aantal woorden (die in het verhaal vetgedrukt zijn) wordt onder aan de blog vertaald of verduidelijkt.

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‘Il Natale è sicuramente la festa più importante per gli italiani. Si dice ‘Natale con i tuoi, Pasqua con chi vuoi’ per sottolineare la caratteristica tutta famigliare di questa festività. In Italia a Natale tutti si riuniscono per passare un po’ più di tempo a casa, in famiglia e con gli amici. Si chiacchiera, si mangia molto, si gioca a tombola, ci si scambiano i regali e si va tutti insieme alla messa di mezzanotte il 24 dicembre, quando nasce Gesù Bambino.

Le tradizioni popolari del Natale sono legate principalmente alla religione cattolica, ma alcune hanno un origine pagana e altre sono diventate tradizioni ormai solo commerciali.

Ho trascorso la mia infanzia in un piccolo paese sulle montagne dell’Italia centrale e il mio ricordo del Natale è legato al freddo e alla neve, al fumo del camino sempre acceso, alla musica degli zampognari e ai riti religiosi.

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Per noi bambini era una grande festa, che cominciava all’inizio di dicembre quando andavamo in montagna a fare buchi nella neve in cerca del muschio per il presepe. Il presepe era il mio gioco preferito, perché si potevano inventare storie con le statuine, e guai a non ricordarsi ogni giorno di spostare i Re Magi, che il giorno dell’Epifania (il 6 gennaio) sarebbero arrivati davanti alla capanna del Bambinello. La natività è il vero simbolo del Natale religioso e la più antica rappresentazione scultorea si può ammirare nella Basilica di Santa Maria Maggiore a Roma, realizzata alla fine del 1200 da Arnolfo di Cambio.

Nei nove giorni precedenti il Natale mia madre mi svegliava molto presto per andare alla “novena”, la messa delle sette del mattino. Era freddissimo e noi bambini ci scaldavamo correndo per le strade del paese, che si svegliava con il suono roco delle ‘ciarammelle’ degli zampognari. Questi arrivavano da altri paesi di montagna e giravano suonando le canzoni natalizie in cambio di pochi soldi o farina o altro cibo, sempre accompagnati da bambini che li infastidivano chiedendo di provare a suonare la zampogna.

Ma la vera festa era nelle case. Nella mia casa mia nonna, mia madre con le sorelle e cugine si dividevano la preparazione dei piatti per il cenone del 24 dicembre. La mia bisnonna dirigeva i lavori di cucina e tutte erano all’opera per preparare frittelle con i fichi, parrozzo, mostaccioli, pasta all’uovo, brodo di gallina, stracciatella e pasta bignè per il brodo, baccalà e verdure cotte. Cibo semplice, nel rispetto della tradizione religiosa del digiuno e del ‘mangiare di magro’, il cui sapore è impresso nella mia memoria e indissolubilmente legato a quei momenti. Ogni regione italiana ha piatti tipici di Natale, tramandati per generazioni, che sono immancabili sulle tavole italiane della Vigilia e del giorno di Natale.

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Finalmente la sera del 24 si accendeva il camino con il ceppo di Natale, un grosso pezzo di legna che bruciava per tutta la notte e che secondo la tradizione dovrebbe ardere fino al 6 gennaio a simboleggiare la fine del vecchio anno e la rinascita con l’anno nuovo. Lo spettacolo più bello però era vedere dal paese i fuochi sulle montagne che gli uomini accendevano quella stessa sera e facevano bruciare durante la notte.

Il Natale era una festa magica, di luce, così come nella tradizione pagana si festeggiava in questo periodo dell’anno la festa del Sole, coincidente con il solstizio d’inverno dopo il quale le giornate cominciano ad allungarsi.

Dopo la cena si giocava tutti a tombola e ancora ricordo alcuni nomi popolari con cui venivano chiamati i numeri. Gioco impossibile per chi non conosceva i nomi dialettali dei numeri, spesso umoristici, derivati dall’antico gioco del lotto napoletano.

Poco prima di mezzanotte si andava tutti nella chiesa del paese per assistere alla lunga messa di Natale. Una vera fatica per i bambini e io spesso mi addormentavo. Mi piaceva però molto ascoltare i canti degli uomini che, nascosti dietro l’organo della chiesa, accompagnavano la musica con canti dal tono basso e lamentoso, alcuni in latino.

Infine c’erano i regali, che i bambini ricevevano il 6 gennaio, giorno della Befana, insieme a caramelle, cioccolate e carbone dentro la calza appesa al camino. La figura della Befana, la vecchietta con il sacco dei regali, rimanda alla leggenda della vecchietta che si rifiuta di seguire i Re Magi fino alla capanna di Gesù Bambino, ma poi si pente e decide di portare doni a tutti i bambini sperando che uno di questi sia Gesù.

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La tradizione dei doni della Befana si ripete ogni anno a Roma, nel grande mercato di Piazza Navona, che affonda le sue radici nel passato quando la piazza ospitava un affollatissimo mercato rionale, affascinate per la disposizione dei venditori disposti in circolo seguendo la forma di quello che era stato lo Stadio di Domiziano.

Al di là degli aspetti più moderni e commerciali, per gli italiani il Natale rimane la festa religiosa più sentita, ma anche e soprattutto la festa della famiglia. Buon Natale!’

chiacchierare > kletsen
tombola > bingo
pagana > heidens
zampognari > doedelzakspelers
muschio > mos
guai a non ricordarsi > pas op dat je niet vergeet
scultorea > gebeeldhouwde
roco > hees
infastidivano > lastigvielen
impresso > ingeprent
indissolubilmente > onlosmakelijk
ardere > branden
coincidente > samenvallend
umoristici > komisch
lamentoso > weeklagend
affonda le radici > zijn oorsprong vinden in
affollatissimo > overvolle

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